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giovedì, 10 agosto 2006
il peso dell'amore...
e va bene... sono ciccione e devo perdere venti chili e buttare via le tette! Ma mica mi può dire: "Scegli tra me e un piatto di pasta!". Mica perché mi sono ingrassato sono un'alltra persona! Insomma, uno mica si ama a chili!? O no?
e poi, vestito mica faccio tanto schifo! E comunque non si può dimagrire perché te lo impongono. Uno dmagrisce prima di tutto per se stesso. evi entrare in un ordine di idee... A me i ricatti mi fanno l'effetto opposto: e nn credo che sia una sfida, ovvero credo che la sfida la lanci chi fa il ricatto... Ve la ricordate quella pubblicità della carta di credito? Scegli: o me o la misica... Che ne pensate?
Questa volta voglio le vostre opinioni... Non mi lasciate solo con i miei chili!!!!!!!!!!
lunedì, 07 agosto 2006
Se solo penso a quante persone ho conosciuto, con quanti esseri umani ho stabilito un contatto prima di mettermi a navigare tra un blog e l’altro, beh: non c’è confronto. In rete penso di aver stabilito un numero di “rapporti” - qualcuno anche con scambi intensi e una bella componente intellettuale - inimmaginabile “prima”. Ma sul treno, avendo molto tempo per pensare, mi ritrovo a cercare tra i volti semiaddormentati dei vagoni... Conosco nessuno? Chi riconoscerei tra gli “amici” della notte in rete alla luce dell’Eurostar? E cosa cambierebbe se trovassi tra cento il volto dell’ultimo post?
Ed ecco, si affaccia un’immagine di tanti anni fa.

Avevo da pochissimo iniziato ad andare dallo strizzacervelli decidendo di investire in quella che sarebbe stata una delle esperienze più fruttuose e importanti della mia vita. Un cara amica, forse più galvanizzata di me per la mia esperienza e proiettandovi magari qualche bel pezzo di sé, mi mette in guardia sulle rigidità del rapporto tra pazienti e analisti: niente rapporti extralettino, niente saluti con l’analista e se ci si incontra fingere di non conoscersi. Insomma: realtà parallela.
Ovviamente l’incontro accadde: dietro a un bel gelato, un pomeriggio, beccai l’analista con il figliolo. Feci finta di nulla. Lui, agganciandomi con la coda dell’occhio, si irrigidisce ed esce dal bar cercando in modo molto innaturale di darmi le spalle. E pensare che avrei voluto invitarlo a cena, l’analista, per conoscerci meglio...
Così ne parlammo qualche giorno dopo, io sul lettino, lui col suo respiro pesante nascosto dietro la mia testa. A cena, disse, no! Però in pasticceria era stato sopraffatto dalla situazione, non aveva saputo gestire la realtà per come si era manifestata, fuori dagli schemi prefissati. Insomma, aveva ceduto a una sua debolezza che lo aveva irrigidito nel ruolo e bloccato nel rapporto.

Così quel pomeriggio lo psicanalizzato risultò essere lui, lasciandomi un senso di appagata soddisfazione, una piccola vittoria. Verifica della teoria per cui l’analisi si fa in due e per entrambi – paziente e analista – è un’esperienza emotiva significativa.
Ma quanti di quei volti sfiorati nella notte in rete – amici “reali” e conoscenti a parte – reggerebbero al contatto del giorno dopo? Domanda inutile. Risposta impossibile. Ma il pensiero affiora e la mente corre...
Cosa resta? Ha senso la domanda?
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