non mi so più la notte
groviglio di denti digrigno
di sogni accartocciati e fermi
avviluppati
al filo di vento che scioglie
il caldo e gela
il sudore
non la so più
questa notte chiara
quando cala il segno della luna
e centra
il cuore del cuscino
al sole gode la pelle
abbrustolita
arrovella l'iride
acceca
ogni agire e fermo
me ne sto... aspettando god...
non ti so più di notte
se vaghi nei miei sogni
se entri nel fascio della luna
o vivi la mia vita se
suggerisci un bacio o
interpreti il mio peggiore atto
se...
Non la so più la notte tremenda anonimia di morte...
Una flotta di stelle approda al porto del mio cuore.
Espero, sentinella, risplendi accanto alla celeste
Brezza di un'isola che mi sogna
Metre annuncio dall'alto dei suoi scogli l'alba
I miei occhi ti fan solcare il mare abbracciato
Alla stella del mio cuore più vero: Non la so più la notte
Non li so più i nomi di un mondo che mi rifiuta
Leggo conchiglie foglie e stelle ciharamente
Per le vie del cielo superflua m'è l'inimicizia
A meno che sia il sogno a guardarmi ancora
Percorrere lacrimando il mare dell'immortalità
Espero, sotto la curva del tuo fuoco d'oro
Non la so più la notte che sia solo notte
Odisseo Elitis, "Sole il Primo", Atene 1943
Una poesia che mi viene dietro da anni e anni... da quando, adolescente, rubai questo libro allora sconosciuto dagli scaffali di una libreria, per caso e per sfregio... Così ho conosciuto Odisseo Elitis e non mi ha mai abbandonato. Non ricordo a memoria tutte le poesie, ma alcuni versi sì, come il primo e l'ultimo di questa poesia. E tornano continuamente a galla per la loro musicalità e il significato profondo. E così ho voluto offrirli ai miei amici...
la forza del gin tonic
e la tram music del lunedì mattina
Questa foto documenta solo l'inizio della fine... Alla fine della festa per i 50 di Ros, mi sono lanciato in un'impresa degna del miglior Bukowsky. Due bocce di gin, due litri di acqua tonica, una bagnarola da bucato e una bacinella di acqua traformata in cofana di ghiaccio. Con l'aiuto di tre bei limoni ne è uscito un grande gin tonic! Risultato: bella sbronza, piena e pulita. Il giorno dopo neanche mezzo mal di testa. E grande apprezzamento generale: la sangria che è rimasta sul tavolo per ore, e ancora tutta lì. Il gin tonic nel giro di mezz'ora non c'era più...
A dare buon umore al lunedì mattina, poi, una piccola band di gitani: clarinetto, contrabbasso e chitarra acustica. Sul tram numero 8. Bella e allegra Hello Dolly in versione "tram musiic". Se avessi una casa discografica registrerei un disco sui tram romani. Credo che riusciremmo ad avere un'immagine un po' diversa dei rom e dei cantanti di strada. Ecco un piccolo brano rubato col cellulare sull'8:
Splendido comcerto di Enrico Pieranunzi e Ada Montellanico a Roma, alla Casa del Jazz. Ho rubato con il telefonino il bis finale, E', un brano scritto da Giampaolo Conti e musicato da Pieranunzi che lo ha riarrangiato per pubblicarlo nel nuovo album di Ada Montellanico in uscuta il prossimo anno. Un concerto che mette sotto una luce davvero nuova (e moderna) il lavoro di Luigi Tenco e offre spunti per nuove prospettive possibili per canzoni e versi scritti quarant'anni fa... Bravissimi i musicisti, grande la Montellanico. Pieranunzi, una certezza...
Considero Enrico Castellani un pittore puro, uno dei pochissimi se non l'unico rimasto in vita. L'uso di un modulo espressivo mai banale per quanto ripetitivo, la sua ricerca sulle possibilità espressive del tono su tono, dei volumi, delle ombre, dei pieni e dei vuoti... tutto questo suscita in me emozioni uniche. Poco tempo fa sono stato invitato a presiedere una giuria per una degustazione di ciliegie da tutt'Italia, a Celleno, vicino Viterbo. Non ricordavo neanche che proprio lì ero stato ad intervistare Enrrico Castellani, tanti anni fa, quando lavoravo all'Unità. Beh, ho avuto la fortuna di poter entrare nel suo studio e rubare qualche scatto.
Tra una ciliegia e l'altra mi sono intrufolato e ho fotografato le sue ultime grafiche in fieri... Beh, forse la grinta di un tempo si è un po' addolcita. Ma ho provato la stessa emozione di sempre...
Mi ha commosso anche l'approccio al colore: sempre concettuale, distaccato, freddo. E insieme caldo, con il calore che aggiunge alla gestualità l'arte, la capacità di rendere universale un brivido, un pensiero.
E questo è il suo studio, invaso dalla luce di giugno, all'ombra del castello di Celleno...