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martedì, 02 ottobre 2007
la solidarietà...
per la prima vota ho sentito alla radio un volontario affermare che la solidarietà, il volontariato, è un soddisfacimento di un proprio bisogno che fortunatamente coincide con alcuni bisogni altrui... Idem, io credo, per l'adozione: si soddisfa il bisogno di avere un figlio, al di là del bene del bimbo... che poi, magari, ne trae giovamento.
Sono considerazioni sparse, ma utili - credo - a metter qualche piccolo punto fermo!
domenica, 26 novembre 2006
I Barbari e la Società Liquida
(con buonapace di Baricco)
Montale
"L'uomo di oggi ha ereditato un sistema nervoso che non sopporta le attuali condizioni di vita. In attesa che si formi l'uomo di domani, l'uomo d'oggi reagisce alle mutate condizioni non opponendosi agli urti, bensì facendosi massa, massificandosi"
da "Il nostro tempo", 1973
Cito Montale da una citazione di Eugenio Scalfari che nel suo articolo di oggi sulla Repubblica analizza - come ogni domenica - vizi e virtù del nostro tempo. Lo spunto di oggi è stimolato dalla necessità di incazzarsi e giustamente rispetto alle affermazioni di molti, compreso Baricco di cui esce il libro che raccoglie i capitoli già pubblicati a puntate dal quotidiano romano.
"Il silenzio è il più perfetto araldo della gioia...
se la felicità potesse essere espressa con il verbo,
sarebbe poca cosa..."
liberamente tratto da Shakespeare, Much ado about nothing
mercoledì, 08 novembre 2006
L'Italia spezzata
Domanda: Perché han tagliato fuori dall'ovale la Sicilia, Mezza Calabria e il Salento? bastava tirare un po' su lo stivale... Insomma, come Caffè di Roma questo franchising che vende caffè Lavazza nel mondo non dà una bella immagine dell'Italia. E poi: perché non c'è più la Sardegna? La foto è stata scattata a Cordova ed era stampata su un contenitore per tovagliolini. Sul menu invece c'era quest'altra;
Qui, a sorpresa riappare la sardegna, ma resta fuori dall'ovale mezzo Sud.
Insomma: sarà pure una necessità grafica (?!), ma l'Italia non è ancora una
e indivisibile?
martedì, 31 ottobre 2006
L'automobile è sempre più come un proseguimento di casa... o di sé.
Credo che si possa definire una società, coglierne i suoi tic, ma anche quindi i suoi valori (o, a seconda di cosa pensiamo, disvalori) guardando come ci si accosta all'auto e come si guida...
Oggi mi sembra che si viva in una società di grande individualismo. Le ostre auto sono come bolle di cristallo all'interno delle quali noi esistiamo chiusi nel nostro microcosmo. Chi pensa agli altri? Nessuno. Chi non rispetta una precedenza sbraita contro chi - magari giustamente - la reclama. E siccome siamo anche inuna società molto violenta, chi "ha ragione" potrebbe prendere il crick (o la pistola, più semplice!) e sterminare il prepotente.
Non ci si pone il problema di guidare in un mondo di altri, dove c'è chi esce da un cancello, chi deve girare, chi sta davanti, di lato o dietro. Musica a palla. Telefonino. Aria condizionata. Tutto a sancire un distacco anche teorico, esistenziale, con il mondo fuori dai finestrini. Stessa cosa in casa, infamiglia,nel giardino... e così via.
Non solo status symbol, dunque, ma specchio dell'anima. E pesso questo specchio è tirato alucido, cromato come la borchia di un cerchione, come il paraurti dell'ultimo modello... Ci si rispecchia solo l'asfalto.
E poi, quando siamo in auto, diventiamo paladini degli automobilisti e siamo straicazzati contro tutti: ipedoni lenti e disordinati, i motociclisti pericolosi e matti, i vigili rompi, le strisce pedonali messe nei punti sbagliati e i semafori a cassella...
Quando poi scendiamo e diventiamo pedoni, allora odiamo auto e moto, perfino le bici: screanzate. E lo smog e i rumori e tutti scemi e tutti testa di...
Poi, andiamo in moto o bici, su due ruote: e odiamo le quattro. Insomma, particellismmo, segmentarismo, tutto diviso in interessi piccoli e di bottega... Sì, credo che dovremmo specciarci un po' di più nelle nostre automobili e riconoscerci un p' di più, anche quando non ci piaciamo!
giovedì, 10 agosto 2006
il peso dell'amore...
e va bene... sono ciccione e devo perdere venti chili e buttare via le tette! Ma mica mi può dire: "Scegli tra me e un piatto di pasta!". Mica perché mi sono ingrassato sono un'alltra persona! Insomma, uno mica si ama a chili!? O no?
e poi, vestito mica faccio tanto schifo! E comunque non si può dimagrire perché te lo impongono. Uno dmagrisce prima di tutto per se stesso. evi entrare in un ordine di idee... A me i ricatti mi fanno l'effetto opposto: e nn credo che sia una sfida, ovvero credo che la sfida la lanci chi fa il ricatto... Ve la ricordate quella pubblicità della carta di credito? Scegli: o me o la misica... Che ne pensate?
Questa volta voglio le vostre opinioni... Non mi lasciate solo con i miei chili!!!!!!!!!!
martedì, 08 agosto 2006
due ragazzini in bici mi seguono dalla pista ciclabile della Magliana, periferia di Roma. La pista ciclabile è uno dei pochi arredi urbani della zona a ridosso del Tevere. All'altezza del ponte di Porta Portese, mi affiancano e uno fa all'altro: "Aho, ma stamo ar centro..." E l'altro borbotta qualcosa. Ancora il primo: "Ma guarda che questo è er centro, stamo già in centro!" L'altro stupito, sembra, non ha parole. E guardano in alto, i palazzi, il lungotevere, gli alberi e i ponti, fino all'isola Tiberina. Poi girano e tornano verso casa...
In effetti, l'aver fatto del Tevere una via di comunicazione verso Roma, fruibile e vivibile, offre una prospettiva diversa della città, una possibilità in più: non solo traffico e caos, ma anche acqua, serenità, pace, fresco... villaggio. Insomma, quasi quasi un pezzettino di Zurigo... E piano piano, magari si sprovincializza pure un po'.
lunedì, 07 agosto 2006
Se solo penso a quante persone ho conosciuto, con quanti esseri umani ho stabilito un contatto prima di mettermi a navigare tra un blog e l’altro, beh: non c’è confronto. In rete penso di aver stabilito un numero di “rapporti” - qualcuno anche con scambi intensi e una bella componente intellettuale - inimmaginabile “prima”. Ma sul treno, avendo molto tempo per pensare, mi ritrovo a cercare tra i volti semiaddormentati dei vagoni... Conosco nessuno? Chi riconoscerei tra gli “amici” della notte in rete alla luce dell’Eurostar? E cosa cambierebbe se trovassi tra cento il volto dell’ultimo post?
Ed ecco, si affaccia un’immagine di tanti anni fa.

Avevo da pochissimo iniziato ad andare dallo strizzacervelli decidendo di investire in quella che sarebbe stata una delle esperienze più fruttuose e importanti della mia vita. Un cara amica, forse più galvanizzata di me per la mia esperienza e proiettandovi magari qualche bel pezzo di sé, mi mette in guardia sulle rigidità del rapporto tra pazienti e analisti: niente rapporti extralettino, niente saluti con l’analista e se ci si incontra fingere di non conoscersi. Insomma: realtà parallela.
Ovviamente l’incontro accadde: dietro a un bel gelato, un pomeriggio, beccai l’analista con il figliolo. Feci finta di nulla. Lui, agganciandomi con la coda dell’occhio, si irrigidisce ed esce dal bar cercando in modo molto innaturale di darmi le spalle. E pensare che avrei voluto invitarlo a cena, l’analista, per conoscerci meglio...
Così ne parlammo qualche giorno dopo, io sul lettino, lui col suo respiro pesante nascosto dietro la mia testa. A cena, disse, no! Però in pasticceria era stato sopraffatto dalla situazione, non aveva saputo gestire la realtà per come si era manifestata, fuori dagli schemi prefissati. Insomma, aveva ceduto a una sua debolezza che lo aveva irrigidito nel ruolo e bloccato nel rapporto.

Così quel pomeriggio lo psicanalizzato risultò essere lui, lasciandomi un senso di appagata soddisfazione, una piccola vittoria. Verifica della teoria per cui l’analisi si fa in due e per entrambi – paziente e analista – è un’esperienza emotiva significativa.
Ma quanti di quei volti sfiorati nella notte in rete – amici “reali” e conoscenti a parte – reggerebbero al contatto del giorno dopo? Domanda inutile. Risposta impossibile. Ma il pensiero affiora e la mente corre...
Cosa resta? Ha senso la domanda?
mercoledì, 02 agosto 2006
il santo bevitore
credo che dietro l'alcol ci sia molta rabbia. rabbia compressa... elemento umano, elemento naturale come l'acqua. che non sempre sfocia in violenza. ma che ha un fondo di disperazione. credo sia questo uno degli approcci principali all'alcol (non come bicchiere di vino, ma come stordimento, come inebriamento momentaneo della coscienza).
giovedì, 27 luglio 2006
la vita è semplice...
Tardo pomeriggio, stiamo per andarcene dalla redazione... Arriva Grazia, che ogni sera cerca di pulire quel che noi sporchiamo e ci regala qualche pillola di saggezza dal mondo esterno che troppo spesso ci sfugge di mano. Si parla di donne (ovviamente) e di gossip (ovviamente) ... Di gusti e tendenze (sessuali, ovviamente!)
E allora ecco la pillola: "Ma perché, allora Briatore? Ma ti pare che sta davvero con la Gregoraci? E prima con quell'altra... e quell'altra ancora... Ma lo sai che chi ce ne ha troppe..." Cosa, Grazia? "Chi troppo canta, poco stringe!" Insomma, dice Grazia che quel tipo fa solo scena, che si accorda per comparire e far comparire, per stare sulla cresta del gossip, sull'onda del jet set, sui giornali e nei salotti. Insomma... "Ma ti pare che sennò si prendeva una m.... come quella, che pure col fascista è stata pur di far qualcosa?" Chi sarebbe, Grazia? E allora lei fa il gesto nella foto, ride e se ne va... Beh, la serata si è allegerita... Grazie, grazia
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