I ragazzi di quinta elementare compagni di classe di mia figlia hanno fatto oggi una recita di fine anno e di fine ciclo. Hanno suonato e poi cantato l'Inno di Mameli precisando: tutte le sei strofe, compresa quella che dice che i figli d'Italia si chiamano Balilla. Beh, lì per lì non sapevo come potesse esserci scritto balilla. Poi ho cercato qualcosa e ho scoperto... l'arcano. Ora ve lo propongo. Poi i ragazzi hanno suonato e cantato La Canzone di Piero, di De André. Ma mi domando: perché non facciamo la Canzone di Piero come Inno d'Italia. Pensateci bene: ci descrive ed è pure meglio dell'Inno di Mameli... Eccovi le due:
Questo è il testo completo (e la musica) della poesia originale scritta da Goffredo Mameli, tuttavia l'inno italiano, così come eseguito in ogni occasione ufficiale, è composto dalla prima strofa e dal coro, ripetuti due volte, e termina con un "Sì" deciso.
Attualmente, inoltre, il ritornello è «Stringiamci a coorte, / siam pronti alla morte. / Siam pronti alla morte, / l'Italia chiamò» ripetuto due volte. Il resto della poesia richiama episodi rilevanti della lotta per l'unificazione dell'Italia.
Fratelli d'Italia [3]
L'Italia s'è desta
Dell'elmo di Scipio [4]
S'è cinta la testa [5]
Dov'è la vittoria? [6]
Le porga la chioma [7]
Ché schiava di Roma
Iddio la creò
Stringiamoci a coorte [8]
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi
Perché non siam Popolo
Perché siam divisi [9]
Raccolgaci un'Unica
Bandiera una Speme [10]
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò
Uniamoci, amiamoci
L'unione e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore
Giuriamo far Libero
Il suolo natio
Uniti, per Dio, [11]
Chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte,
Siam pronti alla morte,
L'Italia chiamò.
Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano, [12]
Ogn'uom di Ferruccio [13]
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla [14]
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò [15]
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò
Son giunchi che piegano
Le spade vendute [16]
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute
Il sangue d'Italia
Il sangue Polacco [17]
Bevé col cosacco
Ma il cor le bruciò [18]
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò
Sì (cantato)
Note
1. ↑ 1,0 1,1 Proprio perché il loro principale scopo era questo, assumevano un'importanza prevalente le parole rispetto alla musica, che fondamentalmente doveva solo essere orecchiabile per favorire la memorizzazione e quindi la diffusione delle parole. Per questo molti di questi inni sono solo "marcette", e non ha senso stigmatizzarne la bassa qualità musicale, proprio perché non è altro che la caratteristica del genere.
2. «Vieto in modo assoluto che si cantino canzoni o ritornelli che non siano quelli della Rivoluzione o che contengano riferimenti a chiunque non sia il DUCE.»
3. Il primo verso come era stato scritto da Mameli è «Evviva l'Italia»: fu cambiato da Novaro per renderlo più forte.
4. Scipione l'africano, vincitore di Zama, è portato ad esempio per la capacità della Roma repubblicana di riprendersi dalla sconfitta e combattere valorosamente e vittoriosamente contro il nemico.
5. L'elmo che l'Italia ha indossato è simbolo dell'incombente lotta contro l'oppressore austriaco.
6. La dea Vittoria.
7. Qui il poeta si riferisce all'uso antico di tagliare le chiome alle schiave per distinguerle dalle donne libere che portavano invece i capelli lunghi. Dunque la Vittoria deve porgere la chiome perché le venga tagliata quale schiava di Roma sempre vittoriosa.
8. La coorte (cohors, cohortis) era un'unità da combattimento dell'esercito romano, decima parte di una legione. Questo riferimento militare molto forte, rafforzato poi dal richiamo alla gloria e alla potenza militare dell'antica Roma, ancora una volta chiama tutti gli uomini alle armi contro l'oppressore.
9. Mameli sottolinea il fatto che l'Italia, intesa come penisola italica, non è unita. All'epoca infatti (1848) era ancora divisa in sette Stati.
10. Speranza.
11. Francesismo, par Dieu, cioè da Dio o attraverso Dio: Dio è dalla parte dei popoli oppressi. Questo è uno dei (non molti) riferimenti a Dio che è possibile trovare nelle opere di Mameli.
12. La Battaglia di Legnano (29 maggio 1176), con cui la Lega Lombarda sconfisse Barbarossa, qui simbolo dell'oppressione straniera.
13. Francesco Ferrucci, simbolo dell'Assedio di Firenze (2 agosto 1530), con cui le truppe dell'Imperatore volevano abbattere la Repubblica fiorentina per restaurare la signoria dei Medici. In questa circostanza, il Ferrucci morente venne vigliaccamente finito con una pugnalata da Fabrizio Maramaldo, un capitano di ventura al servizio di Carlo V. «Vile, tu uccidi un uomo morto», furono le celebri parole d’infamia che l’eroe rivolse al suo assassino. È da notare come in seguito il nome maramaldo sia stato associato a termini quali vile, traditore, fellone.
14. Soprannome di Giovan Battista Perasso che il 5 dicembre 1746 diede inizio, col lancio di una pietra ad un ufficiale, alla rivolta genovese che si concluse colla scacciata degli austriaci, che da alcuni mesi occupavano la città.
15. I Vespri siciliani, l'insurrezione del Lunedì di Pasqua del 1282 contro i francesi estesasi a tutta la Sicilia dopo essere cominciata a Palermo, scatenata dal suono di tutte le campane della città.
16. Mercenari, di cui si attribuisce anacronisticamente l'uso all'Austria, non valorosi come gli eroi patriottici, bensì deboli come giunchi.
17. Anche la Polonia era stata invasa dall'Austria, che coll'aiuto della Russia l'aveva smembrata. Il destino della Polonia è singolarmente legato a quello dell'Italia: anche nel suo inno (Mazurca di Dabrowski) c'è un riferimento agli italiani, e dei soldati polacchi combatterono in Italia con le truppe alleate contro i tedeschi alla fine della seconda guerra mondiale, partecipando anche all'assalto finale a Montecassino.
18. Un augurio e un presagio: il sangue dei popoli oppressi, che si solleveranno contro l'Austria, ne segnerà la fine.
QUESTA E' L'ALTRA
La guerra di Piero
(Fabrizio de André)
Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi
lungo le sponde del mio torrente
voglio che scendano i lucci argentati
non più i cadaveri dei soldati
portati in braccio dalla corrente
così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso l'inferno
te ne vai triste come chi deve
il vento ti sputa in faccia la neve
fermati Piero , fermati adesso
lascia che il vento ti passi un po' addosso
dei morti in battaglia ti porti la voce
chi diede la vita ebbe in cambio una croce
ma tu no lo udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a varcar la frontiera
in un bel giorno di primavera
e mentre marciavi con l'anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore
sparagli Piero , sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra a coprire il suo sangue
e se gli sparo in fronte o nel cuore
soltanto il tempo avrà per morire
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore
e mentre gli usi questa premura
quello si volta , ti vede e ha paura
ed imbracciata l'artiglieria
non ti ricambia la cortesia
cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato
cadesti interra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno
Ninetta mia crepare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all'inferno
avrei preferito andarci in inverno
e mentre il grano ti stava a sentire
dentro alle mani stringevi un fucile
dentro alla bocca stringevi parole
troppo gelate per sciogliersi al sole
dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi.