
I Pulcini,
la Faina e il Lupo
C'erano una volta tre pulcini. Non si sa come, non si sa perché, si ritrovarono soli soletti ai margini del campo. Erano ancora bagnati, con le penne tutte appicicate al corpo e iniziavano appena a pigolare e si stringevano l'un l'altro per farsi caldo e un po' di coraggio. Mentre i tre piccoli pennuti iniziano a studiare le luci e i colori del grano che li circondava come un immenso mare dorato, da una fila di spighe fa capolino una faina, col suo musetto affilato e i dentini aguzzi ben nascosti sotto i baffi. «Piccolini, che tenerezza che mi fate - iniziò a blandirli la faina - cosa fate qui soli soletti?» I pulcini rimasero a guardarla con aria stupita. Cosí che la furba faina - fatto due più due - capì subito che i piccoli erano persi e sprovveduti, tanto da progettare un bel piano per la fine dell'estate. «Ora - pensa la faina - li conquisto con due coccole e mi faccio credere la loro mamma. Così si fideranno di me. E appena saranno un po' in carne, allora sì che mi sarò assicurata il cibo per i mesi più freddi!» Così i tre pulcini iniziarono a ridere e pigolare con la faina. E ai loro occhi era la mammina più tenera al mondo.

Solo uno dei fratellini, a un certo punto, provò a dire: «Ma non vi sembra troppo diversa da noi, la nostra mammina?» Gli altri non risposero neppure e continuarono a stringersi e a scaldarsi. Dopo qualche giorno, mentre la faina era fuori a cercar qualcosa da mangiare, al chiaro di luna si sentì un lugubre verso, un ululato che veniva dal cuore del campo di grano. I tre pulcinelli si spaventarono e si strinsero ancor di più. All'improvviso una figura imponente e maestosa sbucò di tra le spighe... I pulcini rimasero ammutoliti. E il lupo fece due più due, come la faina. «Questi sbarbatelli implumi me li lavoro perbenino e me li pappo quando avran messo su un po' di ciccia. Mi faccio passare per il loro papà e poi... Gnam! Li pappo uno dopo l'altro...» Così i
giorni passavano, i pulcini crescevano e piano piano si spingevano ad esplorare il mondo fuori dal nido. A volte arrivava la faina. E quando lei era in giro, di notte, arrivava il lupo...Qualche volta uno dei pulcini chiedeva agli altri fratelli se non trovassero strani quel papà e quella mamma, così diversi tra loro e da loro. Ma nessuno rispondeva, forse per pigrizia o magari solo per non starci su a pensare. Però il tempo passava e i tre fratelli se ne andavano sempre più in giro e i giri si allargavano sempre di più. A volte si spingevano oltre il grano insieme a due a due, ma più spesso si avventuravano da soli alla ricerca di granaglie e di vermetti appetitosi... Un giorno, però, di prima mattina, capitò che lupo e faina si trovassero entrambi al nido dei pulcini, ormai già grandicelli. Certo, visti insieme, uno accanto all'altra, quei due genitori tutto sembravano meno che papà e mamma dei pollastri! I due, dopo aver inizialmente tentato di denigrarsi e screditarsi l'un con l'altro di fronte ai "figlioli", capirono subito che sarebbe stato meglio allearsi e spalleggiarsi come genitori entrambi. Vabbè, avrebbero dovuto dividersi la "prole", ma sempre meglio metà che nulla! al cospetto di tanta sceneggiata, però, fu ai fratelli pulcini ormai polli che cominciarono a tornare quei dubbi che ciascuno di loro aveva più volte sentito dentro, ma che nessuno aveva avuto la voglia o la forza di condividere con gli altri... Tra di loro, così, si fecero spazio vieppiù il dubbio e la freddezza. Ognun per sé, sempre, ma comunque tutti nell'incertezza di quei parenti e sempre meno disposti ad accetar blandizie.
Da allora, ogni giorno di più i fratelli se andavano fuori dal nido oltre il campo. E ormai lupo e faina si davano il cambio, convinti che i polli fossero proprio polli, ma con la paura che l'altro "socio" rubasse per sé tutto il banchetto. Fu un giorno, dopo una notte trascorsa a meditare ognun per sé su quegli strani genitori, che i tre fratelli si scambiarono ognuno i propri dubbi. Ormai non solo covati, ma drammaticamente percepiti. E fu così che, uno alla volta, chi, con una scusa, chi con un'altra, i tre pollastri - ormai questo erano quei tre pulcini nati in mezzo al grano più di quattro mesi prima - si allontanarono e senza voltarsi mai indietro camminarono fino a sera, ognuno per la sua direzione. Non si incontrarono mai più. Ogni tanto ripensavano al nido e a quel calduccio. A volte pensavano anche ai loro strani genitori... Del resto, anche se alla fine ne ebbero gran paura, comunque per loro genitori lo furono, a modo loro. E alla fine la morale è sempre quella: meglio soli che cotti. Specialmente se si nasce polli!




