|
mercoledì, 30 agosto 2006
a dieta
tonno al naturale e taccole lesse, aglio, pepe, sale e filino di olio... Bah! ps. la cosa migliore era la miniconfezione di vollkorn-sonne brot...
martedì, 29 agosto 2006
Il ritorno di Heros
gioco di gnocchi di pane in spuma di parmigiano
lunedì, 28 agosto 2006
RI ECCOMI
Sono tornato. Passo del tempo davanti allo schermo (che non è bianco) ed è come ri-vivere la sindrome da foglio bianco. Però ho rintracciato in rete questo saluto di fine-blog da "unacomeme"... Mi piace condividerlo anche con chi mi abbraccia e con chi continuo ad abbracciare. Non è questo filo - questa enorme catena che fa l'umanità, che fa da dio - in cui credere? Cosa altro, sennò?
"Grazie. Grazie a tutti voi che siete passati. Ho trascorso 10 giorni in compagnia. Avevo bisogno di voi e ci siete stati. Ho scritto non so quanti post e non son più quante parole. Mi avete meravigliata e stupefatta con i vostri contributi. Siete stati preziosi. Vi lascio questo messaggio prima di cancellare definitivamente il blog. Volevo salutarvi. Ma se l'avessi fatto con un post non sarei riuscita a trattenermi dal rimettere in moto tutta la macchina delle parole cibernetiche. Siete stati preziosi. Dio sa quanto siete stati preziosi. Il blog è una terapia. Fatene buon uso. Ricordate, lo ricordo anche a me stessa, (e quindi Ricordiamo) però che non è la sola via. Una volta c'era solo la chat, ora c'è anche questo sistema che, forse, ci rende ancora più soli. Ci rende un po' monumentali. Faccio il mio lavoretto e poi mi dici come viene. E' lusinghiero e quando abbiamo risposte stiamo bene. Questo è il lato positivo. Ci fa sentire accettati. Ricordiamoci, però: cerchiamo di non essere troppo monumentali, monadi. Cerchiamo di aprirci. Anche nei blog ci si innamora: di parole di storie di fiabe di sogni che altri raccontano. Ci si innamora meravigliosamente. Ci si odia anche, e poi ci si torna a innamorare. Ci si desidera. Il limite è che quando voglio abbracciarti non so dove affondare le braccia. Dove sei? E' una spirale che è come la vita, perché è la vita. Fa parte della nostra vita. Non fatene, non facciamone, un mondo isolato nel quale perderci. Ho cominciato a scrivere perché ero (sono) davvero stanca delle apparenze. Ero stanca degli uomini incontrati, della gente che mi guarda e non sa che cosa sono. Libera mente sono io. Libera da convenzioni. Ma sono costretta a vivere nelle convenzioni e ad adeguarmi a conoscenze convenzionali. Come tutti, anche tu, vero? Penso che bisognerebbe avere coraggio di dire le cose anche fuori dal blog. Ma io questo coraggio non ce l'ho. Mi limito alla convenzione che stabilisce che due persone si dicano il minimo indispensabile senza sporgersi troppo. Mi manca l'abbraccio. Ma non solo quello di un uomo. Mi manca l'abbraccio dell'amicizia, della simpatia. Mi manca, ma so che manca anche a te. Per tutto questo io vi abbraccio teneramente, uno per uno. Ti abbraccio Rifiuto Ti abbraccio Herr Ti abbraccio Gus Ti abbraccio Arancia Ti abbraccio Fratellodacqua Ti abbraccio Ballandoalbuio Ti abbraccio Whips Ti abbraccio unOssimoro Ti abbraccio Inchina Ti abbraccio utente anonimo Vi abbraccio passanti che siete venuti. Grazie. Grazie a ognuno di voi e soprattutto a te. Grazie. Grazie. unacomeme unacomeme unacomeme unacomeme unacomeme unacomeme unacomeme unacomeme unacomeme unacomeme unacomeme unacomeme"
venerdì, 11 agosto 2006
in partenza...
Sono in partenza, vado a perdermi tra le bollicine della Champagne. Mi mancherete anche perché cominciavo a stere bene in rete. Sicuramente vi penserò tutti e spero che riuscirò a dedicare una stella cadente a ognuno di voi... Vi abbraccio e buone vacanze a tutti, anche a chi non le fa.
(queste sono le stronzate che cntinua amandare Dadamobile...)
giovedì, 10 agosto 2006
il peso dell'amore...
e va bene... sono ciccione e devo perdere venti chili e buttare via le tette! Ma mica mi può dire: "Scegli tra me e un piatto di pasta!". Mica perché mi sono ingrassato sono un'alltra persona! Insomma, uno mica si ama a chili!? O no?
e poi, vestito mica faccio tanto schifo! E comunque non si può dimagrire perché te lo impongono. Uno dmagrisce prima di tutto per se stesso. evi entrare in un ordine di idee... A me i ricatti mi fanno l'effetto opposto: e nn credo che sia una sfida, ovvero credo che la sfida la lanci chi fa il ricatto... Ve la ricordate quella pubblicità della carta di credito? Scegli: o me o la misica... Che ne pensate?
Questa volta voglio le vostre opinioni... Non mi lasciate solo con i miei chili!!!!!!!!!!
mercoledì, 09 agosto 2006

in rete*
(a poche ore dalla Notte di San Lorenzo con la Luna Piena)
Pensa se avesse
Giacomo – Leopardi dico –
avuto accesso in rete
avremmo avuto
o meno
La Ginestra? O il Canto
alla luna…
Sì, ma solo forse,
le stelle dell’Orsa
e non dall’ermo colle
l’assolato orizzonte
Ché l’orizzonte stretto
avrebbe più il pc
tra quattro mura
della bordura solitaria
e cara a misurare l’infinito
E il naufragar notturno
tra un sito e un blog
magari meno dolce
e meno sperso ma
il mare assai più aspro...
(* un pensiero sul senso di tutto ciò...)
martedì, 08 agosto 2006
due ragazzini in bici mi seguono dalla pista ciclabile della Magliana, periferia di Roma. La pista ciclabile è uno dei pochi arredi urbani della zona a ridosso del Tevere. All'altezza del ponte di Porta Portese, mi affiancano e uno fa all'altro: "Aho, ma stamo ar centro..." E l'altro borbotta qualcosa. Ancora il primo: "Ma guarda che questo è er centro, stamo già in centro!" L'altro stupito, sembra, non ha parole. E guardano in alto, i palazzi, il lungotevere, gli alberi e i ponti, fino all'isola Tiberina. Poi girano e tornano verso casa...
In effetti, l'aver fatto del Tevere una via di comunicazione verso Roma, fruibile e vivibile, offre una prospettiva diversa della città, una possibilità in più: non solo traffico e caos, ma anche acqua, serenità, pace, fresco... villaggio. Insomma, quasi quasi un pezzettino di Zurigo... E piano piano, magari si sprovincializza pure un po'.
lunedì, 07 agosto 2006
Se solo penso a quante persone ho conosciuto, con quanti esseri umani ho stabilito un contatto prima di mettermi a navigare tra un blog e l’altro, beh: non c’è confronto. In rete penso di aver stabilito un numero di “rapporti” - qualcuno anche con scambi intensi e una bella componente intellettuale - inimmaginabile “prima”. Ma sul treno, avendo molto tempo per pensare, mi ritrovo a cercare tra i volti semiaddormentati dei vagoni... Conosco nessuno? Chi riconoscerei tra gli “amici” della notte in rete alla luce dell’Eurostar? E cosa cambierebbe se trovassi tra cento il volto dell’ultimo post?
Ed ecco, si affaccia un’immagine di tanti anni fa.

Avevo da pochissimo iniziato ad andare dallo strizzacervelli decidendo di investire in quella che sarebbe stata una delle esperienze più fruttuose e importanti della mia vita. Un cara amica, forse più galvanizzata di me per la mia esperienza e proiettandovi magari qualche bel pezzo di sé, mi mette in guardia sulle rigidità del rapporto tra pazienti e analisti: niente rapporti extralettino, niente saluti con l’analista e se ci si incontra fingere di non conoscersi. Insomma: realtà parallela.
Ovviamente l’incontro accadde: dietro a un bel gelato, un pomeriggio, beccai l’analista con il figliolo. Feci finta di nulla. Lui, agganciandomi con la coda dell’occhio, si irrigidisce ed esce dal bar cercando in modo molto innaturale di darmi le spalle. E pensare che avrei voluto invitarlo a cena, l’analista, per conoscerci meglio...
Così ne parlammo qualche giorno dopo, io sul lettino, lui col suo respiro pesante nascosto dietro la mia testa. A cena, disse, no! Però in pasticceria era stato sopraffatto dalla situazione, non aveva saputo gestire la realtà per come si era manifestata, fuori dagli schemi prefissati. Insomma, aveva ceduto a una sua debolezza che lo aveva irrigidito nel ruolo e bloccato nel rapporto.

Così quel pomeriggio lo psicanalizzato risultò essere lui, lasciandomi un senso di appagata soddisfazione, una piccola vittoria. Verifica della teoria per cui l’analisi si fa in due e per entrambi – paziente e analista – è un’esperienza emotiva significativa.
Ma quanti di quei volti sfiorati nella notte in rete – amici “reali” e conoscenti a parte – reggerebbero al contatto del giorno dopo? Domanda inutile. Risposta impossibile. Ma il pensiero affiora e la mente corre...
Cosa resta? Ha senso la domanda?
mercoledì, 02 agosto 2006
musica dalla città
chi ci sta a fare un blog collettivo che raccolga registrazioni e foto di musiche e rumori della città?
potremmo dare una nuova chiave di lettura per chi salendo su un vagone della metropolitana o del tram si imbatta in un rom che strimpella, in un indio che zufola, in un abruzzese che soffia la zampogna o in un povero che si sforza di accendere il suo rauco sax. Potremmo anche avere un "controcanto", e per contrappasso registrare i rumori e i suoni delle vallate, dei fiumi che scorrono e delle mucche che pascolano.
Ma in città ci sono pensionati che suonano insieme, zingari che mettono su band... ci sono anche le cicale. E ci sono i tram, anche senza musicisti, che curvano e fischiano e sferragliano, Ci sono notti insonni che possono avere un ritmo.
Chi ci sta?
il santo bevitore
credo che dietro l'alcol ci sia molta rabbia. rabbia compressa... elemento umano, elemento naturale come l'acqua. che non sempre sfocia in violenza. ma che ha un fondo di disperazione. credo sia questo uno degli approcci principali all'alcol (non come bicchiere di vino, ma come stordimento, come inebriamento momentaneo della coscienza).
|
|