la forza del gin tonic
e la tram music del lunedì mattina
Questa foto documenta solo l'inizio della fine... Alla fine della festa per i 50 di Ros, mi sono lanciato in un'impresa degna del miglior Bukowsky. Due bocce di gin, due litri di acqua tonica, una bagnarola da bucato e una bacinella di acqua traformata in cofana di ghiaccio. Con l'aiuto di tre bei limoni ne è uscito un grande gin tonic! Risultato: bella sbronza, piena e pulita. Il giorno dopo neanche mezzo mal di testa. E grande apprezzamento generale: la sangria che è rimasta sul tavolo per ore, e ancora tutta lì. Il gin tonic nel giro di mezz'ora non c'era più...
A dare buon umore al lunedì mattina, poi, una piccola band di gitani: clarinetto, contrabbasso e chitarra acustica. Sul tram numero 8. Bella e allegra Hello Dolly in versione "tram musiic". Se avessi una casa discografica registrerei un disco sui tram romani. Credo che riusciremmo ad avere un'immagine un po' diversa dei rom e dei cantanti di strada. Ecco un piccolo brano rubato col cellulare sull'8:
Tardo pomeriggio, stiamo per andarcene dalla redazione... Arriva Grazia, che ogni sera cerca di pulire quel che noi sporchiamo e ci regala qualche pillola di saggezza dal mondo esterno che troppo spesso ci sfugge di mano. Si parla di donne (ovviamente) e di gossip (ovviamente) ... Di gusti e tendenze (sessuali, ovviamente!)
E allora ecco la pillola: "Ma perché, allora Briatore? Ma ti pare che sta davvero con la Gregoraci? E prima con quell'altra... e quell'altra ancora... Ma lo sai che chi ce ne ha troppe..." Cosa, Grazia? "Chi troppo canta, poco stringe!" Insomma, dice Grazia che quel tipo fa solo scena, che si accorda per comparire e far comparire, per stare sulla cresta del gossip, sull'onda del jet set, sui giornali e nei salotti. Insomma... "Ma ti pare che sennò si prendeva una m.... come quella, che pure col fascista è stata pur di far qualcosa?" Chi sarebbe, Grazia? E allora lei fa il gesto nella foto, ride e se ne va... Beh, la serata si è allegerita... Grazie, grazia
Splendido comcerto di Enrico Pieranunzi e Ada Montellanico a Roma, alla Casa del Jazz. Ho rubato con il telefonino il bis finale, E', un brano scritto da Giampaolo Conti e musicato da Pieranunzi che lo ha riarrangiato per pubblicarlo nel nuovo album di Ada Montellanico in uscuta il prossimo anno. Un concerto che mette sotto una luce davvero nuova (e moderna) il lavoro di Luigi Tenco e offre spunti per nuove prospettive possibili per canzoni e versi scritti quarant'anni fa... Bravissimi i musicisti, grande la Montellanico. Pieranunzi, una certezza...
Considero Enrico Castellani un pittore puro, uno dei pochissimi se non l'unico rimasto in vita. L'uso di un modulo espressivo mai banale per quanto ripetitivo, la sua ricerca sulle possibilità espressive del tono su tono, dei volumi, delle ombre, dei pieni e dei vuoti... tutto questo suscita in me emozioni uniche. Poco tempo fa sono stato invitato a presiedere una giuria per una degustazione di ciliegie da tutt'Italia, a Celleno, vicino Viterbo. Non ricordavo neanche che proprio lì ero stato ad intervistare Enrrico Castellani, tanti anni fa, quando lavoravo all'Unità. Beh, ho avuto la fortuna di poter entrare nel suo studio e rubare qualche scatto.
Tra una ciliegia e l'altra mi sono intrufolato e ho fotografato le sue ultime grafiche in fieri... Beh, forse la grinta di un tempo si è un po' addolcita. Ma ho provato la stessa emozione di sempre...
Mi ha commosso anche l'approccio al colore: sempre concettuale, distaccato, freddo. E insieme caldo, con il calore che aggiunge alla gestualità l'arte, la capacità di rendere universale un brivido, un pensiero.
E questo è il suo studio, invaso dalla luce di giugno, all'ombra del castello di Celleno...
Dalla prima pagina del Corriere della Sera di oggi: A Wuhan, in Cina, le autorità scolastiche lo scorso anno hanno avviato un esperimento che fa discutere: i figli dei cittadini, considerati più «ricettivi», da una parte, e i figli dei contadini dall’altra. Il provveditore ha ritenuto soddisfacente il test, e aumenterà le classi separate. Gli studenti: «E’ un’umiliazione» E se fosse vero?
Se fosse vero che i bambini della città sono più recettivi e più svegli di quelli della campagna? Certo: andiamo a vedere il perché e magari - tantopiù in uno stato socialista, per quello che ormai significa! - cerchiamo di superare il GAP per portare a livelo più alto anche la cultura e la qualità della vita nelle campagne. Ma non è così semplice... Ad esempio: siamo certi che, pur essendo meno recettivi, i bimbi della campagna vivano peggio dei coetanei cittadini? E se il fatto che son meno recettivi porti a dover usare approcci pedagogici diversi? Insomma, la notizia è "carina" e credo che faccia anche riflettere. Di certo una riflessione va fatta sul senso dello "stato sicialista" e su cosa ne è oggi della Cina che 40 anni fa ha vissuto la sua "mitica" Rivoluzione culturale...
... a proposito di sessi: se alle considerazioni biologiche aggiungete tutto il fardello culturale, la differenza è più che fatta! Tanto che spesso il "problema" nasce quando donne o uomini - ma più spesso donne - si pongono nell'ottica dell'altro sesso, prendono a modello l'altro modello culturale-sessista...
A questo proposito - ovvero sul binomio istinto-cultura (apprendimento) - cito un passo di Francesco Robustelli:
"... Come è noto, per istinto si intende tradizionalmente un comportamento fisso, rigido, non modificabile da parte dell'esperienza, geneticamente determinato e quindi ereditario, caratteristico di una determinata specie. All'istinto viene tradizionalmente contrapposto l'apprendimento, cioè quel processo per cui il comportamento viene modificato dall'esperienza. In realtà, oggi il concetto di istinto è in crisi per quel che riguarda gli esseri umani e gli animali superiori ed è soprattutto in crisi la contrapposizione netta fra istinto e apprendimento. Da un lato viene sempre più messa in evidenza la dipendenza di tutti i comportamenti dalle condizioni ambientali, in particolare durante lo sviluppo dell'individuo (Hinde, 1959). Dall'altro si analizzano sempre più i condizionamenti biologici dei processi di apprendimento (Hinde e Stevenson-Hinde, 1973; Seligman e Hager, 1972). Oggi, cioè, la tendenza fondamentale è quella di negare il dualismo "istinto-apprendimento" e di considerare istinto e apprendimento come i due estremi di un continuum. Nel considerare il significato concreto di questo continuum per quel che riguarda la specie umana, inoltre, non bisogna dimenticare che nel corso dell'evoluzione biologica si ha una progressiva diminuzione dei meccanismi tradizionalmente definiti istintivi e un progressivo aumento delle capacità di apprendimento. Nel corso dell'evoluzione biologica, quindi, cambia il tipo di rapporto che l'animale ha col suo ambiente. Da comportamenti più o meno fissi, rigidi, geneticamente determinati, si passa a comportamenti sempre più plastici, acquisiti con l'apprendimento..." (scarica testo completo)
In questo senso il peso della differenza sessista anche nella crescita culturale (e viceversa) credo sia importante ai fini della riflessione che ho fatto nel precedente post...
Ho avuto la fortuna di conoscere e di intervistare Sebastian Matta, da poco scomparso. Credo sia uno dei pochi - o l'unico - surrealista sopravvissuto al surrealismo, è uno dei più grandi pittori contemporanei im assoluto. Lalezione più bella che mi ha lasciato è stata quella - pratica, concreta - sull'uso della lingua umana e del suo legame con i concetti. Matta parlava e pensava a velocità altissima, insieme. Elaborava continuamente concetti e figure e segni, che poi son quelli dei suoi immensi quadri fatti di figure, trasparenze, luci, segni... una cosmogonia folle e unica.
Roberto Sebastian Matta
(Santiago del Cile 1911-Tarquinia 2002)
Tra i concetti elaborati da Matta, quello che maggiormente mi ha colpito lasciando un vero e proprio solco nella mia visione del mondo è quello che distingue il pensiero dell'uomo e quello della donna in base alla differente sessualità, in base al differente funzionamento biologico dei sessi. La donna abbraccia, con la sua grande vagina-testa-anima, comprende, ingloba. L'uomo, con il suo pene-spada, taglia, infilza, arriva diritto all'obiettivo. Sono due modi diversi del sesso. Che Matta traduceva anche in due dversi modi del pensiero. Una sorta di fisiologia sessuata del pensiero umano.
Ho trovato grande questa folgorazione, una luce diversa sui comportamenti e gli atteggiamenti umani. Cosa ne pensate, amici miei?
Ho rispreso la bicicletta... Su due ruote a Roma ti sembra di avere il mondo in mano. Ed è un vero senso di libertà.
La foto l'ho rubata a un amico fotografo brasiliano, Roberto Galvao: bravissimo...
(se volete conoscerlo: http://www.flickr.com/photos/f0t0gr4fi4/)
... "In Lettere dall'Islanda (Auden) ha scritto un verso che non vuol dire assolutamente niente, ma che ha un suono magnifico: 'E i porti hanno nomi per il mare'. E' un verso splendido, vero? Ma non vuol dire niente, Grace, non trova?" "Già, non vedo come i porti possano dare nomi al mare, non lo capisco proprio"... E' un passo del Club dei filosofi dilettanti di Alexander McCall Smith. E cita "l'idolo" della filosofa Isabelle Dalhousie - la protagonista, "signora in giallo" in erba della Scozia tradizionale e moderna: il poeta inglese Wystan Hugh Auden. Credo - anzi spero - che la citazione sia una battuta di spirito, una boutade del classico humour anglosassone. Perchè, oltre ad avere un suono bellissimo, il verso di Auden traccia un cammeo in sé grandioso dell'Islanda e dell'impatto emotivo che la vista e la contemplazione delle sue coste e della sua natura e fiordi possono dare. Basta buttare un occhio alle emozioni di Pietro Citati, di ritorno dall'isola. Immaginate un "mare cosmo", infinito, in cui i porti sono l'unico riferimento per chi affida alle onde e alle rocce della costa la propria vita, i propri sogni. E che in quei nomi familiari, nei porti, riconosce come suo quel pezzo di mare, può "appropriarsene" e dare una misura all'incommensurabile, al buio eterno.