Almodovar ci ha regalato un "classico". Emozionante la sua capacità di affabulatore, di narratore, di costruire trame barocche eppure così semplici, umane, reali. Un omaggio a Hitchkok e al Neorealismo. Un omaggio alle donne, eroine da sempre dell'immaginario di Almodovar. La capacità di "usare" Carmen Maura come fosse la Bergman o la Magnani. Di far recitare Penélope Cruz citando al Loren e arrivando alla bellezza di Julia Roberts. E se stesso, il regista, che sembra utilizzare la stessa battuta di un "laico" come Elton John, intervistato alla tv: "Il posto migliore dove vorrei essere ora? Nella mia vita, ora!". Insomma, espressione di forte urgenza espressiva, grande capacità narrativa. E per citare una tra le recensioni, riporto quella dell'amico e collega Alberto Crespi (l'Unità):
"L'espressione è forte ma questo è il capolavoro di Almodovar. Con attrici magistrali. (...) Ci racconta la Spagna di oggi con una verità, e un umorismo, degni di un De Sica. (...)"
Grandissima, poi, e sublime l'interpretazione della canzone Volvèr da parte di Estrella Morente, che prsta la voce a Penélope Crus: l'attrice muove le labbra e sembra sia stata una difficilissima operazione di esercizio trovare il sincrono con il canto. Playback riuscitissimo! Note da brivido. Insomma, ¡Grande Pedro!
Esperienza impressionante l'impatto con Antonello da Messina. La luce è la tavolozza con cui costruisce lo spazio e con cui colloca i volumi nello spazio.
La sua capacità di concettualizzare gli elementi fugurativi si sublima nell'Annunciata, in cui tutto è luce, in cui l'angelo è chi guarda e lo spirito santo che annuncia è la luce che investe la Maria. L'unico elemento vitale sono le mani (uno dei pochi quadri in cui sono perfettamente definite) e misurano la distanza tra il soggetto e lo spettatore, sono la chiave per entrare nella spiritualità del dipinto e del suo significato spirituale...
fino alla scultura di luce dell'Ecce Homo, in cui anche l'espressione sgomenta di Cristo dolorante e inebetito di fronte a sì tante sofferenze è espressa in termini di guizzi di luce e ombre.
Insomma, nonostante la calca, grandissima esperienza... Anche umana. Ecco la lettera di Antonello al maestro Colantonio:
Maestro amato , quanto ancora mi pesa il distacco.
A Messina il lavoro non manca ma ........le vostre parole!!!.....
Mi danzano dentro il cuore e la mente come musica ......Altrimenti ...non saprei governare il mio pennello!!
Quando dicevate.....io lo ricordo: " Sappi Antonello che la sosta nel tempio della buona coscienza è pertaluni autori molto breve ...nel senso che sanno mettere insieme e rapidamente oggetti del tuttoriconoscibili..... come "soggetti sacri"....E poi: "Ma cosa ci sara' di sacro in una pieta' dipinta inregolari giornate ,a pezzi e bocconi,ben pagata e inframmezzata di tracannamenti e sbracature di ognigenere??? Se il "maestro" ha pieno possesso della tecnica pittorica ....puo' pingere tutto!!!! AlloraAntonello ...credi al tuo maestro.....vestiti di buona coscienza e ..sosta assai prima di pavoneggiarti perla tua arte."
Questo io ho avuto l'onore di capire e me l'avete insegnato Voi, mio honorabilis magister, Voi che mi dicevate sempre: "....siamo strumenti nelle mani del Creatore e allora perche' tanta ambizione! Io ho capito chel'arte dei fiamminghi e' una rivoluzione che ci consegna ai secoli futuri , cosi' bella, intatta e lucente .
E così io, Maestro Colantonio, mi inchino alla loro bravura e....sebbene in eta' con tanto di bottega e dibuoni allievi, accetto di essere, a mia volta, discepolo. L'arte si serve - Antonello - perche e' uno deidoni piu' alti che Dio ha fatto all'umanita' tutta.....ricordatelo e non sentirti umiliato per una saccocciadi tari' in meno .........di un pinturicchio qualsiasi.
Tu ascolta il tuo maestro....aspetta sempre prima di metterti al pennello perche' di Madonne senzacuore ce ne son gia' assai.Quando qualcuno ti dira' Antonello ce la pingi una bella Madonna?
Tu ....aspetta, pensa ....cercala la tua Madonna senno' farai la cosa pessima che fan molti pittori di artesacra: pingono belle statue!!!!"
Maestro amato, ho avuto un incarico che mi sta strappando il cuore.
Per questo Vi scrivo ...per raccontarvi le mie giornate.
Non mi abbandonate
Vostro Antonello
Questo è un dipinto del Maestro Colantonio... Non il più significativo per Antonello, ma...
E questo il sorriso enigmatico dell'uomo di Cefalù. Da cui Vincenzo Consolo ha tratto il suo romanzo... Uno dei capolavori della capacità pittorica di Antonello. Forse uno dei primi "quadri di genere" nel vero senso del termine.
Mi è capitato tra le mani un libretto di Luca Picchi (che ora fa il barman da Revoire a Firenze) sulla vera storia del Negroni... Grazie a OX, ho rivissuta con la fantasia qualche ora a zonzo nel centro di Firenze, tra ponti e lungarni, in una "giornata particolare" negli anni appena precedenti il Ventennio. Questa è la cartina:
Un po' grandina, ma almeno si legge... Poi, ecco una serie di pagine che vi propongo sul vecchio caro Negroni che dalle sale fumose di Casoni e di Giacosa poi, da Firenze conquistò (cosa non facile) gli inglesi e gli americani e dal Dopoguerra si impose nel mondo...
Questa è l'epigrafe fatta scrivere nella saletta dove la Firenze in si ritrovava e dove nacque il cocktail... Ma ecco la ricetta (anzi, le ricette) codificate
Alla città del gusto di Roma, con Franco Biondi Santi e Daniele Cernilli abbiamo stappato una serie di annate storiche del Brunello di Montalcino Riserva, Tenuta il Greppo: '55, '64, '70, '75, '83, '99. Un'esperienza unica vissuta non a caso nel Teatro. L'impressione, infatti, era davvero quella di stare a teatro; sul palco Cernilli e Biondi Santi duettavano su annate e ricordi, viti e vitigni, lavori tra i filari, malattie delle piante... In scena la vita e le passioni di due uomini, ma anche le sensazioni di tutti noi fortunati spettatori e degustatori che abbiamo potuto trovare in quei sei calici un pezzo di storia.
Location: casa di amici antiquari, semplici e raffinati, buongustai di cibo e di vita. Marino, al centro, è sotto una splendida pendola antica che lui ama e restaura. Cri, a sinistra, va a caccia di gioielli antichi (e li trova anche!). Il piatto più buono è stato spazzato via purtroppo prima di poter scattare la foto! Era semplice, ma davvero gustoso, uno di quei "piatti dimenticati", alla Luigi Carnacina, che fa comunque sempre moltopiacere a volte rincontrare: frullato (o schiacciata) d'uovo sodo con limone e zenzero sopra a una tartina di pane bruscato e guarnita con punte di asparagi al vapore. Semplice, ottimo. Poi:
lasagna tradizionale - tirata in casa - bassa e quasi chiusa guarnita con uno strepitoso pesto genovese "vero", fatto in casa anch'esso da una amica della nostra ospite patita di queste cose! Proseguendo:
spiedini di (ottimo) maiale con carciofi spadellati e finduta di formaggio d'alpeggio. Che dire? Ottimo abbinamento e veloce esecuzione... La sfida, infatti, era quella di preparare un bella cenetta in un paio di ore e averla pronta alle otto di sera, rientrando a casa dal lavoro... Ma ecco la chicca finale, anc'essa fragrante e gustosissima, di quelle che non molleresti mai...
... che se Cri ci dà le ricette o ce le racconta almeno, vi posto al più presto anche come realizzarle. Specialmente per questa gran torta, un felice incontro tra un Sacher e una Caprese, ben fatte!!! >
Questo è lo stato dell'arte a Roma in questi giorni: una torta di frutta... scravazzè. Frullata, maciullata, impastata da pance, gomiti, borse di un gruppo di turisti tedeschi imbarcatisi su un bus Atac per andare a vedere San Pietro. La portava in una busta Luciana, collega di redazione, per festeggiare con noi il suo compleanno (AUGURI!!!!). Ma nascere di maggio, a Roma, in pieno flusso di torpedoni stracolmi comporta dei rischi. La torta, comunque, era ugualmente strepitosa: fragole e basilico e crema della nonna (ricetta) al profumo d'agrumi incredibilmente freschi e profumati. La crema in particolare è fantastica: 250 g di latte, tre tuorli, tre cucchiai scarsi di zucchero e tre di farina, buccia grattatata di arancia e limone. Nota: si potrebbe mettere in infusione il basilico nella gelatina da quando inizia a freddarsi e per un po', oppure prima di scaldare il tutto: così da avere un aroma di basilico (intrigantissimo ed estivissimo) più diffuso e uniforme (il problema però è di non cuocere il basilico perché cambierebbe sapore perdendo freschezza).
Se il punto di vista è una delle caratteristiche che fanno l'uomo, credo che la controprova dell'appartenenza al genere umano sia costituita dal fatto che solo l'uomo riesce a sentire di non appartenere più al suo genere. O almeno, di sentirne in maniera incommensurabile la distanza. Che sia anche questa presunzione? Gli animali non sono depressi? Probabilmente sì. Ma la necessità di dover comunicare solo emozioni primarie, fa restare in secondo piano le seghe mentali che solo noi riusciamo a farci. Tutto questo sta però facendo sì che Terracotta cominci a cambiare pelle. Ad ammosciarsi direbbe qualcuno. Certo, sarebbe divertente parlare dei cocktail al sale: argomento che con gli amici dello Strawinskji bar abbiamo iniziato ad affrontare. Sarebbe bello farvi vedere anche un trancio di trota del Lago d'Iseo trattato alla stregua d'un branzino d'amo da quel bravo artigiano-cantore dei sapori che è Vittorio Fusari. In queste sere, però, rischia di essere più efficace qualche goccia di xanax che una pizza di Gabriele Bonci (e dico tutto) o del Cacio&Pepe di Sforno. In queste serate, sfidando i diritti d'autore e tutto il resto, c'è solo una canzone che riesce ad avvolgermi, a strizzarmi, a torcere la pancia e a soddisfare quel briciolo di masochismo che accompagna sempre la simil-depressione...E' una canzone borghese, nel ritmo, nelle viscere. Credo che anche a Massimo Carlotto faccia - o abbia fatto - un effetto simile. Per questo probabilmente mi sento - e non so perché - vicino a lui! In queste serate si tira fuori l'anima, si prova un torcimento astratto delle viscere: nulla si specifico o contingente. Un'aria, un soffio, una musica. Una madelaine cento anni dopo. Certo, ci vorrebbe un Martini. Ma chissà se riuscirebbe a smussare l'apatia?
Dorme il suo viaggio, lui, entra fasciato dal suo sonno nello spazio che lo attende. Entra nel suo futuro lui, dormiente. Grazia già preparata - azzurro e oro di un granito campo - o agguato da sempre imboscata dell'istante - che c'è oltre il sipario che gli s'apre, cielo impercettibilmente, penombra di caverne - o niente: il tempo a cui, figlio, si rende, la durata a cui si affida, il filo inafferrabile dell'universa vita...
(da Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini di Mario Luzi)
Ho sognato l'esercito tedesco che mi dava la caccia, e io fuggivo, fuggivo, fuggivo... La Linea Gotica, Marzabotto, i rastrellamenti. E io riuscivo malamente a nascondermi mentre intorno a me uomini e donne venivano presi e deportati. Paura, tanta paura. Paura liquida, nel sonno. E' avvenuto qualche notte fa. Sarà la somatizzazione di un clima quotidiano? Sarà una violenza respirata, forse neanche mai espressa. Ricordo questo sogno mentre penso di cambiare blog. Di togliere colori e gridi, e fronzoli. Di usare bianchi e grigi. E magari qualche verso... La cosa più interessante nell'uomo credo sia il punto di vista. Forse è davvero ciò che ci rende unici. Forti e deboli insieme. Sociali e intolleranti. Che sia per questo che mi sta sempre più attirando a sé la fotografia? E insieme la cosa più difficile da abbandonare, per me, sono i forse e i credo. Chissà se mia figlia, navigando tra un diddl e l'altro, incapperà mai su queste righe? E cosa penserà? Che siano un messaggio nella bottiglia? Beh, qualche navigante prima o poi la stapperà...